Giuliana Cuneaz

 

Giuliana Cuneaz

 
Giuliana Cunéaz nata ad Aosta vive e lavora a Milano. Diplomata all'Accademia Belle Arti di Torino utilizza tutti i media artistici, dalla videoinstallazione alla scultura, dalla fotografia alla pittura sino agli schermi dipinti.
Dall'inizio degli anni Novanta inizia un’indagine dove la ricerca plastica si coniuga con le sperimentazioni video. I primi lavori denotano una personale rielaborazione dei linguaggi minimalisti e di quelli legati all’arte povera.
Nel 1990 realizza Il silenzio delle fate, un’installazione collocata in Valle d’Aosta caratterizzata da 24 leggii musicali in ferro con uno spartito in marmo. Su ciascuno viene proposta una parte di una composizione musicale la cui unitarietà risulta solo dalla somma dei singoli elementi. Ciascun leggio, tuttavia, ha un destino autonomo ed è stato collocato in un un luogo caratterizzato dalla memoria di una leggenda sulle fate. L’opera d’arte, dunque, si presentava già allora come una moltitudine complessa, filo rosso di tutta la produzione successiva.
Nel 1991 realizza Lucciole, la sua prima installazione video con gli schermi che ripropongono l’immagine fissa dello spazio celato sotto il televisore. Il 1993 è l’anno di In Corporea Mente, un lavoro plastico che trae origine da una ricerca attorno al corpo immaginato che si pone come superamento in chiave emozionale della ricerca legata alla Body Art. Gillo Dorfles giudica quest’opera “messaggera d’una nuova e in buona parte inedita presa di coscienza circa il destino dell’arte visiva ai nostri giorni e forse in quello d’un prossimo futuro”.
La ricerca sul corpo immaginato prosegue negli anni successivi con Sub Rosa (1995-1996) che la porta a realizzare tre videosculture Corpus in Fabula, Biancaneve e Pneuma dove le strutture in perspex bianche e trasparenti, quasi eteree, contengono al loro interno immagini realistiche di sangue e carne tratte da operazioni chirurgiche sul cuore. La scultura, insomma, assume un aspetto ambivalente tra la presenza favolistica del corpo (non mancano riferimenti all’opera di Gustav Klimt) e la sua concretezza fisica.
Nel 1998 con L’Offrande du Coeur e con Il Cervello nella Vasca (1998-2000) Giuliana Cunéaz affronta il tema della complessità, una delle questioni cruciali della sua ricerca. L’artista s’interroga sul processo creativo e sul suo sviluppo spezzando l’unitarietà dell’opera intesa come semplice manufatto. E lo fa rivolgendosi prima ad un arazzo quattrocentesco la cui tapisserie si trasforma in un pannello interattivo, (L’Offrande du Coeur) e, successivamente, attraverso la rielaborazione in chiave creativa delle sperimentazioni scientifiche (Il Cervello nella Vasca). All’interno di quest’ultimo lavoro rientra anche Transire, un video che indaga le alterazioni dell’individuo rispetto all’ordinario stato di coscienza. Giuliana Cunéaz concepisce l’opera d’arte come una sfida, un attraversamento, o, ancora, come un porsi al limite della coscienza.
Nel progetto Officine pastello (1999-2002) che comprende Biostory, Riti sciamanici e Discoteca, l’artista va alla ricerca dei laboratori di emozioni - officine pastello, appunto - tesi a sollecitare la sfera della percezione sensoriale attraverso la sperimentazione di sé e degli altri nell’ambito di un contesto comunque artefatto o creato artificialmente.
In questo ambito rientrano anche i video e le immagini fotografiche che fanno parte dei Riti Sciamanici, forse il suo lavoro più noto, dove lo sciamano è il tramite per vivere un'esperienza collettiva di carattere tribale. Ma anche lui viene colto nella sua fase performativa davanti agli astanti eliminando qualunque elemento di carattere documentaristico.
Nel 2003 Giuliana Cunéaz realizza Terrains Vagues, un’importante videoinstallazione sul concetto stesso dell’identità. Attraverso un lavoro nato in collaborazione con i cittadini berlinesi, l’artista riflette sul rapporto esistente tra la natura fisica del luogo e il sentire dell’uomo. Non più, dunque, il rapporto tra il corpo immaginato e la mente o la necessità di realizzare laboratori delle emozioni, ma un’estensione dell’io all’interno di una prospettiva di ricerca dove Giuliana Cunéaz sviluppa un percorso sempre al limite, mai del tutto coincidente con il reale. Non a caso in un non luogo all’interno della città ciascuno ha seppellito, per poi recuperare, un oggetto a cui era affezionato in modo che la scomparsa e il suo lento riemergere consentano all’oggetto di caricarsi di una nuova valenza segnica.
Anche nel caso di Punkabbestia, sempre del 2003, esposto quell’anno alla Quadriennale, l’artista realizza una videoinstallazione dove le nuove tribù metropolitane di giovani accompagnati dai loro cani diventano gli abitanti di capanne ancestrali e postmoderne allo stesso tempo. Ancora una volta, dunque, l’artista crea un percorso deviante dove il vissuto del luogo diventa la metafora di un percorso emozionale che sfida l’indifferenza. Tutto ciò la condurrà, l’anno successivo, a realizzare Zona Franca, un mondo dove gli abitanti sono collocati sui tetti delle case e in quel luogo di libertà assoluta possono dare libero sfogo alla loro creatività. “Mi piace pensare che gli uomini migrino e occupino un nuovo territorio in modo da creare una nuova forma di convivenza modificando il processo percettivo e relazionale”, spiega l’artista.
Nel 2005 il 3D entra a far parte della sua indagine tanto da diventare elemento di ricerca sia per i video sia per gli schermi dipinti. L’acquisizione di uno strumento tecnologico non è, ovviamente, fine a se stesso ma rientra nell’ambito di una ricerca dove l’artista acquisisce i dati tratti dal mondo della scienza e della nanoscienza per trasformarli in una sorta di paesaggio virtuale che va incessantemente ad interagire con i dati reali. Questo avviene nel video Quantum Vacuum, così come in un altro video del 2005 I Mangiatori di Patate che prende spunto dall’omonimo dipinto di Van Gogh.

Giuliana Cunéaz identifica una dimensione del tutto innovativa dove la componente naturale viene riattualizzata attraverso le immagini in 3D e l’uso delle nanotecnologie che diventano lo spunto per Occulta Naturae (2006) e, successivamente, per The Growing Garden (2007-2008) dove le immagini virtuali in movimento convivono con gli aspetti pittorici.  In tal modo si va incontro ad una sofisticata elaborazione dove l’arte per Giuliana Cunéaz continua ad essere una maniera autonoma e individuale per sfidare le leggi della fisica in una reinterpretazione complessiva del contesto che ci circonda. Giuliana Cunéaz identifica una nuova dimensione dove il simulacro del paesaggio viene riattualizzato attraverso le immagini in 3D che diventano lo spunto per Occulta Naturae, un lavoro del tutto innovativo dove i dipinti vengono affiancati agli schermi dipinti dove le immagini virtuali in movimento convivono con gli aspetti pittorici.  In tal modo si va incontro ad una sofisticata elaborazione dove l’arte per Giuliana Cunéaz continua ad essere una maniera autonoma e individuale per sfidare le leggi della fisica in una reinterpretazione complessiva del contesto che ci circonda. Sia esso il corpo o la natura.

Giuliana Cunéaz ha iniziato ad esporre in importanti spazi pubblici e privati italiani e internazionali dall’inizio degli anni Novanta. Ha partecipato, tra l'altro, al Festival di Videoformes nel 1991, 1993 e 1996.
Nel 1994 ha preso parte alla Biennale di San Paolo in Brasile e nel 1996 alla Obalne Galerie di Pirano in Slovenia. Nel 2002 ha esposto al Museo d'Arte Contemporanea di Bucarest. In Italia ha esposto nel 1995 al Museo Revoltella di Trieste; nel 2000 al Museo Pecci di Prato e  alla Torre del Lebbroso di Aosta. Nel 2001 si sono svolte sue personali al Castello Ursino di Catania e al Museo Laboratorio di Arte Contemporanea. Università La Sapienza di Roma. Nel 2002 ha partecipato a Exit nello spazio della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino. Nel 2003 si sono svolte due personali alla Play Gallery di Berlino e alla galleria B & D di Milano. Sempre nel 2003 ha esposto una sua videoinstallazione nell'ambito del Festival del Cinema Italiano di Annecy. Ad Annecy, nello stesso anno, ha anche rappresentato l'Italia nella mostra Shift che ha coinvolto 9 artisti europei. Nel 2004 ha partecipato, nell’ambito della Quadriennale di Roma, ad Anteprima di Torino. Nel 2005 e nel 2008 si sono tenute due sue mostre personali nello spazio della galleria Gas Gallery di Torino. Nel 2008 è stata pubblicata da Silvana editoriale una sua importante monografia che ripercorre oltre vent’anni di lavoro. Sempre nel 2008 ha partecipato a Tina B. Festival a Praga e alla terza edizione della biennale di Siviglia Youniverse curata da Peter Weibel. Nel 2009 ha esposto al PAV(Parco d'Arte Vivente), Centro d'Arte Contemporanea diretto da Piero Gilardi; ha realizzato una scultura monumentale presentata al Museo Archeologico di Aosta; ha partecipato alla mostra Corpi, Automi Robot curata da Bruno Corà al Museo d’Arte di Lugano. Sempre nel 2009 è stata organizzata una sua mostra personale a Praga.
Nel 2010 è stata presentata una sua mostra personale a Parma a Temporary Palazzo e lo stesso anno è stato pubblicato un volume monografico edito da Vernon City di Praga che raccoglie i lavori sugli screen painting dal 2006 a oggi.
Sempre nel 2010 ha esposto alla Nuovissimo Arsenale di Venezia, nell'ambito del progetto TINA B. in occasione della Biennale di Architettura.
Nel 2011 è stata invitata al Premio Maretti nella sede del Museo Pecci di Prato.
I suoi lavori sono stati scelti dalla commissione internazionale presieduta da Jerome Sans per entrare a far parte del progetto LM100 Creative Community Le Méridien Hotels e nel 2012 ha partecipato alla mostra Pelle di Donna, Identità e bellezza tra Arte e Scienza, nella sede della Triennale di Milano.

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