The White Cellar

 

The White Cellar

3 - 7 novembre 2010
Ex Palazzo Fiat
Torino

 

Artisti: Paolo Ceribelli, Daniele D’acquisto, Matilde Domestico, Emilia Faro, Michelangelo Galliani, Glaser/Kunz, Franco Losvizzero, Elena Monzo, Paola Risoli, Carlo Steiner.

 

Nella suggestiva cornice dell’Ex Palazzo Fiat di Torino, all’interno del circuito Paratissima e in contemporanea alla fiera d’arte Artissima17, una mostra che indaga il tema del bianco con installazioni site-specific e un ricco programma di performance.

« …in gallese per me le cellar doors sono straordinariamente frequenti e muovono alla più alta dimensione....» (J.R.R. Tolkien)

Il titolo della mostra THE WHITE CELLAR è preso in prestito dalla celebre frase “cellar door” (la porta della cantina) citata nel film fantastico Donnie Darko (2001) di Richard Kelly dove si ritiene sia una apertura verso una nuova percezione della realtà.

Come “cellar door” è la porta che muove “alla più alta dimensione” così THE WHITE CELLAR allude al bianco quale cellula germinale di una dimensione parallela dell’universo da cui prendono le mosse i mondi visionari degli artisti.

THE WHITE CELLAR simboleggia un seminterrato bianco, uno scantinato o un luogo appartato (spazio caratteristico di produzione artistica), che accoglie le visioni nivee, algide e incontaminate, di dieci artisti tra i più interessanti sulla scena artistica italiana.

Il bianco è un colore ad alta luminosità ma senza tinta che racchiude tutti i colori dello spettro solare. Nell’arte contemporanea il bianco è utilizzato sia come colore di riempimento che come supporto per le forme d’arte. Il bianco diventa in questo modo una sfida oltre l’immaterialità dell’aria e dello spazio. Opere pittoriche, disegni su carta, collage, assemblaggi, sculture, fotografie e installazioni creeranno un ambiente asettico, bianco e candido come la neve, mettendo in risalto la mente utopista e il mondo interiore che si nasconde dietro qualsiasi interpretazione del reale. 

Scegliere il bianco significa allora individuare il colore rappresentativo di un universo altro, separato, puro. La mostra THE WHITE CELLAR intende riunire le ricerche di artisti che lavorano con il colore bianco utilizzando tecniche, supporti e materiali differenti. A ciascun artista sarà affidato uno spazio nelle sale dello storico e memorabile Ex Palazzo Fiat, in modo da creare un percorso costituito da tante piccole “personali”. Dalla piccola stanza in cartapesta di Paola Risoli ai festoni acromatici realizzati con i fogli di giornale di Carlo Steiner, dalle sfere composte di piattini in porcellana di Matilde Domestico all’installazione di una moltitudine di rane in terracotta di Emilia Faro, dalle sculture in marmo bianco di Carrara di Michelangelo Galliani a quelle meccanico-luminose di Franco Losvizzero, dalle statue cinematografiche di Glaser/Kunz al circo bianco, animato, di Elena Monzo, per arrivare ai bassorilievi oggettuali di soldatini di Paolo Ceribelli e alle sequenze simmetriche di icone della serie Desert di Daniele D’Acquisto.  

 

The White Performance

3 novembre: LOREDANA GALANTE

4 novembre: MIRIAM SECCO

5 novembre: ISOBEL BLANK

6 novembre: GIOVANNI GAGGIA

7 novembre: FRANCO LOSVIZZERO

 

Rassegna collaterale alla mostra, The White Performance presenterà le azioni performative di cinque giovani artisti (Isobel Blank, Giovanni Gaggia, Loredana Galante, Franco Losvizzero e Miriam Secco) accomunate da un’atmosfera bianca e opalescente. Ogni drammatizzazione sarà caratterizzata dalla necessità di convogliare lo spettatore all’interno di un rito purificatore per liberarlo dalle pulsioni e dagli istinti che lo intrappolano nelle convenzioni del vivere e ridonargli il candore di una purezza ancestrale.

La performer e videoartista toscana Isobel Blank mostra un’azione molto vicina al teatro danza, in cui appare seduta a un tavolo apparecchiato, vestita di bianco con un abito che ingloba sia il tavolo che la sedia su cui siede. Il titolo Day Off, fa riferimento al "giorno libero" dal giorno, al riscatto dall’invischiamento dalle occupazioni quotidiane per arrivare a una forma di disvelamento del sé.

In Sanguinis Suavitas Giovanni Gaggia, vestito di bianco, offre all’astante un calice di vino rosso per brindare con lui in un clima di gioia e rigenerazione, dopo avergli lavato le mani e fatto indossare una tunica bianca, secondo i segni di purificazione e rinascita che ricordano il rito del battesimo.

Nell’azione di Loredana Galante, intitolata Letto di latte, è inscenata una palingenesi mediante la regressione alla condizione dell’infanzia, caratterizzata dalla presenza del latte. Nell'immaginario collettivo, il latte è l'alimento della rinascita, della vita spirituale, dell'assenza di impurità che, per metafora, sembra riportare l’uomo ad uno stato di primordiale, provvidenziale, salvifica naturalità.

Franco Losvizzero riporta in scena Un Coniglio alla mia tavola, dove una donna nuda, tinta di bianco con testa di coniglio in peluche, si aggira spaesata negli spazi contemporanei alla ricerca di bellezza.

La performance di Miriam Secco Parcae, ospita tre donne celate dalla maschera del Pesce-Ichthys, elemento centrale nella poetica dell’artista, che costituisce un transfert dal valore simbolico, una proiezione esternata della necessità di scoprire il senso dell’esistenza.  

 

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